Giuda, della setta dei Kariots (ISCARIOTA)

Giuda, della setta dei Kariots (ISCARIOTA)

17 marzo 2018 0 Di tony riggi

Giuda Iscariota (in ebraico: יהודה איש־קריות‎?, Yəhûḏāh ʾΚ-qəriyyôṯ; … – 26-36), figlio di Simone, da non confondere con Giuda Taddeo (fratello di Giacomo il Minore), è stato uno dei dodici apostoli di Gesù, quello che secondo il Nuovo Testamento lo ha tradito per trenta denari (Matteo 26,14-16) attraverso il gesto di un bacio. L’Iscariota è stato quindi una figura chiave durante la passione di Gesù (la notte del giovedì santo) e successivamente si è suicidato, essendo perseguitato dalla colpa. Passato alla storia come l’uomo simbolo del tradimento, l’esatto significato del nome Iscariota è sconosciuto, anche se alcune interpretazioni hanno suggerito che il termine potrebbe indicare «uomo di Kariot» (ish Kariot). Secondo altri potrebbe derivare dal persiano Isk Arioth, ovvero «colui che serve» oppure «colui che sa». È possibile collegarlo anche al termine iskariot (che in aramaico – non scrivendo le vocali come consuetudine – sono omografi -s-q-r-t-), gli assassini zeloti. Eventi narrati nei testi canonici. Giotto, Cappella degli Scrovegni, Giuda riceve il pagamento per il suo tradimento; alla sinistra di Giuda è Satana, che si è impossessato di lui, secondo la versione del Vangelo secondo Luca Tra i testi canonici Giuda è menzionato nei vangeli sinottici, nel Vangelo secondo Giovanni e all’inizio degli Atti degli Apostoli. Nel Vangelo secondo Marco è esplicitamente incluso tra i dodici apostoli e indicato come «quello che poi lo tradì». Questa versione è ripresa con precisione dagli altri due vangeli sinottici, Matteo (10,4) e Luca (6,16). Assieme all’episodio dell’arresto di Gesù e della morte di Giuda, questi sono gli unici riferimenti a Giuda nei sinottici. Nel Vangelo secondo Giovanni invece ci sono diversi riferimenti a Giuda. Gesù in particolare definisce Giuda «un diavolo», riferendosi al suo futuro tradimento (6:70). In merito agli eventi che riguardano Giuda Iscariota, nel Nuovo Testamento si osservano – oltre a quelle riportate nella sezione sottostante riguardante la sua morte – una serie di discordanze; ad esempio, per il Vangelo secondo Giovanni, Satana sarebbe “entrato” in Giuda durante l’ultima cena, mentre invece, secondo Luca, qualche giorno prima della stessa cena. Anche riguardo al modo in cui Giuda fu identificato come il traditore vi sono delle divergenze: per i vangeli sinottici, Giuda viene riconosciuto perché intinge la mano nel piatto insieme a Gesù, mentre invece, secondo Giovanni, perché Gesù intinge un boccone e glielo porge; infine, in merito al momento di tale riconoscimento, secondo Marco e Matteo questo avviene prima che Gesù istituisca l’Eucaristia, a differenza del Vangelo secondo Luca che lo pone successivamente a questa istituzione. Arresto di Gesù Vangelo secondo Marco Nel Vangelo secondo Marco è narrato che i sommi sacerdoti volevano arrestare Gesù, ma temevano che se l’avessero fatto durante la festa, la gente si sarebbe rivoltata (14,1-2). Mentre Gesù era a Betania, una donna versò dell’olio profumato sul capo di Gesù, tra lo scandalo di alcuni apostoli (14,3-9); a seguito di questo episodio: « Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. Quelli all’udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l’occasione opportuna per consegnarlo. » (Marco 14:10-11) Alla fine dell’episodio della preghiera nell’orto di Getsemani, Gesù dice ai suoi discepoli che colui che lo tradisce è vicino e subito avviene l’arresto di Gesù: « E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». Allora gli si accostò dicendo: «Rabbì» e lo baciò. Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono. » (Marco 14:43-46) Vangelo secondo Matteo. Anche nel Vangelo secondo Matteo si narra della cospirazione dei sommi sacerdoti e degli anziani del popolo contro Gesù, e del loro timore che l’arresto avrebbe causato tumulti. Dopo l’episodio della donna che versa l’olio prezioso sul capo di Gesù, l’evangelista riporta il tradimento di Giuda, precisando il prezzo del tradimento: « Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo. » (Matteo 26:14-16) L’evangelista inserisce Giuda anche all’interno della narrazione dell’Ultima cena. Messosi a tavola con i dodici discepoli, Gesù afferma: « «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto». » (Matteo 26:21b-25) Come nella narrazione marciana, segue l’episodio dell’orto dei Getsemani, al termine del quale avviene l’arresto di Gesù, da parte di una folla capeggiata da Giuda: « Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». E subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. » (Matteo 26:21b-25) Vangelo secondo Luca Il bacio di Giuda di Cimabue. Giuda bacia Gesù e così facendo lo indica alla folla armata, secondo la versione dell’arresto di Gesù riportata dai vangeli sinottici. Anche il Vangelo secondo Luca riprende l’impianto dei due precedenti (dai quali deriva, come suggeriscono moderne teorie di critica biblica come l’ipotesi delle due fonti). Anche qui sono i sommi sacerdoti e gli scribi che cercano il modo di togliere di mezzo Gesù, «poiché temevano il popolo». Nella narrazione lucana non c’è riferimento all’episodio di Betania, con la donna che versa olio prezioso sul capo di Gesù, come ragione del tradimento di Giuda. L’evangelista propone una lettura che trascenda da un evento materiale: fu satana a entrare in Giuda, prima che questi si recasse dai sommi sacerdoti a tradire Gesù: « Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici. Ed egli andò a discutere con i sommi sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo nelle loro mani. Essi si rallegrarono e si accordarono di dargli del denaro. Egli fu d’accordo e cercava l’occasione propizia per consegnarlo loro di nascosto dalla folla. » (Luca 22:3-6) Durante l’Ultima cena, Gesù fa un riferimento al tradimento, ma in termini differenti dalla narrazione di Matteo e senza nominare esplicitamente Giuda: « «Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell’uomo dal quale è tradito!». Allora essi cominciarono a domandarsi a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò. » (Luca 22:21-23) Dopo l’orazione nel Getsemani, Gesù viene arrestato. La versione in Luca è simile alle altre due: « Mentre egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, e si accostò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: «Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?». » (Luca 22:47-48) Dal vangelo secondo Giovanni Anche in Giovanni è narrato l’episodio dell’unguento, ma qui la donna è identificata esplicitamente con Maria la sorella di Lazzaro. L’apostolo che si lamenta con Giuda, di cui si dice che era un ladro: « Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. » (Giovanni 12:4-6) Anche il quarto vangelo contiene un riferimento a satana come istigatore di Giuda («già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo» 13,2b). Durante la cena, Gesù indica esplicitamente Giuda come il traditore e gli dice di fare presto ciò che deve fare; Giuda si allontana: « Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Di’, chi è colui a cui si riferisce?». Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto». Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte. » (Giovanni 13:21-30) L’ultimo riferimento a Giuda nel quarto vangelo è presente nell’episodio dell’arresto, in cui Giuda arriva a capo di una coorte di soldati e non bacia Gesù, che invece si fa avanti da solo: « Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli. Giuda dunque, presa una coorte di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi. Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. » (Giovanni 18:2-5) La descrizione del Vangelo secondo Giovanni appare, però, storicamente inverosimile: per trarre in arresto un predicatore non violento, accompagnato da uno sparuto gruppo di seguaci in un ritiro notturno di preghiera, è molto improbabile che il governatore Ponzio Pilato, l’unico titolato a far muovere tale contingente, inviasse un’intera corte composta da 600 legionari, oltretutto anche con l’aiuto delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei. Morte di Giuda La morte di Giuda è riportata nel Nuovo Testamento da Matteo e Luca (Atti). Le due versioni sono differenti e in contrasto tra loro: secondo molti teologi cristiani, gli autori forniscono una lettura teologica dell’evento, piuttosto che un resoconto storico dettagliato, anche se altri, come Giuseppe Ricciotti (1890-1964), conciliano le due narrazioni attribuendole a due momenti differenti, l’impiccagione con rottura del ramo o della corda e conseguente caduta mortale. Comunque, le versioni della morte di Giuda, impiccandosi o squarciandosi, messe in relazione ai relativi e inconciliabili due resoconti sull’acquisto del Campo di sangue – terreno comprato dai sacerdoti con i trenta denari del tradimento datigli da Giuda subito prima di impiccarsi, secondo Matteo, mentre invece comprato da Giuda stesso e con gli stessi trenta denari, prima di morire, secondo gli Atti- evidenziano come gli autori dei due libri abbiano elaborato le tradizioni pervenutegli, in merito a tali avvenimenti, in modi che non è possibile armonizzare tra loro. Vangelo secondo Matteo Il solo Matteo narra, all’interno degli eventi del processo di Gesù, che venuto a conoscenza della condanna di Gesù, Giuda si pentì del proprio tradimento, gettò via il denaro ricevuto e si andò a uccidere. « Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «Che ci riguarda? Veditela tu!». Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. » (Matteo 27:3-5) Nella narrazione del Vangelo secondo Matteo, la morte di Giuda è messa in relazione con una profezia di Geremia. Il riferimento a tale profezia è, però, erroneo in quanto questa è del tutto assente nel libro di Geremia: « Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: «Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue». E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi. Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d’argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore. » (Matteo 27:6-10) Atti degli Apostoli Negli Atti degli Apostoli è data un’altra versione della morte di Giuda. Nel primo capitolo è infatti riferita la storia narrata da Pietro apostolo dinanzi a un centinaio di seguaci, poco tempo dopo la risurrezione di Gesù. L’occasione è l’estrazione a sorte necessaria per decidere il sostituto di Giuda nel gruppo dei Dodici: « In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli (il numero delle persone radunate era circa centoventi) e disse: «Fratelli, era necessario che si adempisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, che fece da guida a quelli che arrestarono Gesù. Egli era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Giuda comprò un pezzo di terra con i proventi del suo delitto e poi precipitando in avanti si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere. La cosa è divenuta così nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, che quel terreno è stato chiamato nella loro lingua Akeldamà, cioè Campo di sangue. Infatti sta scritto nel libro dei Salmi: La sua dimora diventi deserta, e nessuno vi abiti, il suo incarico lo prenda un altro. » (Atti 1:15-20) Secondo la versione di Pietro tramandata da Atti, Giuda non gettò via il denaro avuto per il suo tradimento, ma ci comprò il campo poi noto come Akeldamà, lo stesso che nella versione riportata dal Vangelo secondo Matteo era stato acquistato dai sacerdoti. Pietro non parla esplicitamente di impiccagione. A seguito dell’estrazione, il posto di Giuda fu preso da Mattia. Giuda Iscariota è il protagonista del Vangelo di Giuda, un vangelo in lingua greca datato tra il 130 e il 170, avente una spiccata impronta gnostica. In questa opera, «il tradimento dell’apostolo è dipinto come un atto di obbedienza» e poiché «il sacrificio del corpo carnale di Gesù è la chiave della redenzione» in effetti «Giuda nel testo si profila come un eroe, che finisce per essere invidiato ed addirittura maledetto». In questo vangelo, Giuda muore lapidato dagli altri apostoli. Lo scrittore cristiano Papia di Ierapoli, attivo all’inizio del II secolo, narra che Giuda, dopo il tradimento, andò in giro vagabondando, con il corpo così gonfio da non poter passare lì dove un carro poteva passare con facilità; e morì travolto da un carro, con le viscere che uscirono dal suo corpo. Nel IV secolo, il vescovo persiano Afrate narrò che Giuda si era legato una pietra al collo e si era gettato nel mare, morendo. Nell’apocrifo Vangelo di Barnaba, un testo attribuito a Barnaba apostolo, si narra che fu Giuda, e non Gesù, a essere processato e crocifisso. Anche questo testo riprende la tradizione giovannea secondo la quale Giuda era il depositario delle elemosine ricevute, e come tale Gesù si rivolge a lui per avere una moneta nell’episodio del “Date a Cesare…”, ma che rubava una parte del denaro affidatogli; anche il riferimento al tradimento di Giuda durante l’ultima cena e il suo ruolo giocato nell’episodio dell’olio profumato sono ripresi dal quarto vangelo dall’autore del Vangelo di Barnaba.La narrazione diverge da quella canonica quando Giuda guida le guardie nell’arresto di Gesù: Dio manda i suoi arcangeli a nascondere Gesù, e muta le sembianze del traditore in modo che siano uguali a quelle del ricercato, tanto che le guardie lo catturano e lo portano dinanzi al tribunale. Diversamente, nella narrazione dei Vangeli, Gesù risponde la celebre frase “Date a Cesare..”, quando è interrogato dagli informatori inviati da farisei, scribi e sommi sacerdoti del sinedrio: nessun nome viene fornito, né riferimento ad apostoli, discepoli o traditori. Il lancio della moneta (Matteo 22, Marco 12, Luca 20, manca in Giovanni) precede di alcuni capitoli la narrazione dei trenta denari di Giuda e la decisione di tradire (Matteo 26, Marco 14:10, Luca 22:3-6, Giovanni 13:2,30). LA TEOLOGIA Giuda è stato una figura di grande interesse per molti gruppi esoterici e molte sette gnostiche, a causa dell’apparente contraddizione nell’idea del “tradimento di Dio”. Infatti questa idea implica una delle seguenti alternative: a) Gesù non poté prevedere il tradimento di Giuda; b) Gesù non fu in grado di impedire la sua azione; c) Gesù consentì a Giuda di tradirlo; d) Giuda fu un complice informato sul destino programmato di Gesù. Ireneo registra il pensiero di una setta gnostica, i cainisti, i quali credevano che Giuda fosse uno strumento della Sophia, perciò avvantaggiato dall’odio del Demiurgo. Il suo tradimento di Gesù fu perciò una vittoria sul mondo carnale. I cainisti successivamente si divisero in due gruppi, entrambi lodanti Giuda sopra Gesù Cristo, ma in disaccordo circa il significato di Gesù nella loro cosmologia. I Vangeli canonici suggeriscono che Gesù fosse a conoscenza del tradimento di Giuda e che lo consentì o che sapesse semplicemente che doveva accadere così “per destino”; l’apocrifo Vangelo di Giuda lascia intendere addirittura che vi fosse un’intesa in proposito tra Cristo e il discepolo. LA FILOSOFIA Giuda è inoltre il soggetto di molti trattati filosofici, compreso “The Problem of Natural Evil”, Il problema della malvagità naturale di Bertrand Russell e “Three Versions of Judas”, Tre versioni di Giuda, una breve storia di Jorge Luis Borges. Entrambi dichiarano le varie contraddizioni ideologiche problematiche, con la discrepanza fra le azioni di Giuda e la sua punizione eterna. Se Gesù prevede il tradimento di Giuda allora Giuda non ha nessun libero arbitrio e non può evitare di tradire Gesù. Se Giuda non può controllare il suo tradimento di Gesù, allora, la sua punizione e rappresentazione come traditore nella cultura occidentale non è meritata. Se Giuda è stato mandato all’Inferno per il suo tradimento, ed il suo tradimento era un gradino necessario nella morte di Gesù Cristo per la salvezza umana, allora Giuda è stato punito per la salvezza umana. Se Gesù ha sofferto soltanto mentre moriva sulla croce ed è quindi asceso al Paradiso, mentre Giuda deve soffrire per l’eternità nell’Inferno, allora Giuda ha sofferto per i peccati dell’umanità molto più di Gesù ed il suo ruolo nella penitenza è quindi molto più importante. La Bibbia inoltre dichiara che sulla croce Cristo perdonò coloro che avevano contribuito alla sua morte, dicendo che “non sanno quello che fanno”, tuttavia Giuda sembra non essere incluso in questo perdono, poiché invece di chiederlo si suicidò. Ciò nonostante si pensa che Giuda dovesse tradire Gesù “per destino”, altrimenti non avrebbe potuto portare a termine il suo compito di togliere i peccati del mondo. La maggior parte dei cristiani moderni, siano essi laici, facenti parte del clero o teologi, considerano ancora Giuda come un traditore. Infatti il termine Giuda è entrato nel linguaggio comune come sinonimo di traditore. Tuttavia, alcuni studiosi hanno abbracciato una teoria alternativa secondo cui Giuda sarebbe stato solamente il negoziatore di un prestabilito scambio di prigionieri (susseguente alla rivolta dei cambiavalute) che consegnò Gesù alle autorità romane di comune accordo, e il successivo ritratto di Giuda come traditore sarebbe una alterazione storica. Nel suo libro Il complotto di Pasqua, il teologo britannico Hugh J. Schonfield sostiene che la crocifissione di Cristo è stato un auto-complotto, mirato al riavverarsi della profezia biblica, e che Giuda agì di concerto con Gesù, il quale consentì al discepolo di consegnare il suo maestro alle autorità. L’ipotesi di Schonfield – che trova anche riscontro nell’apocrifo Vangelo di Giuda – riconosce nelle note azioni di Giuda l’avverarsi della profezia, senza ammettere che le profezie si siano realmente avverate nella storia. Questa interpretazione divenne molto conosciuta al pubblico dal controverso film L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese. Nel film Dracula 2000, si suggerisce che Dracula fosse Giuda Iscariota. Nel film di Norman Jewison Jesus Christ Superstar (1973), tratto dal musical di A. L. Webbern e T. Rice, l’apostolo traditore – interpretato dal cantante afroamericano, Carl Anderson – si mostra dapprima confuso dall’amicizia fra Gesù e Maria Maddalena e poi preoccupato dalla commozione generale che il Maestro sta creando a Gerusalemme. Si disse che il film gettava una luce favorevole su Giuda, il più saggio e moralista dei personaggi che tra l’altro nella scena precedente la crocifissione torna dal paradiso (dove era evidentemente salito in seguito al suicidio di poche ore prima…) e chiede a Gesù di spiegargli il perché del suo comportamento da superstar. Ma la scena più controversa è quella dell’ultima cena: quando Gesù dice agli apostoli (brilli) che qualcuno di loro sta per andare a tradirlo, Giuda gli risponde: “Sei tu a volere che lo faccia. Meriteresti che restassi qui a rovinare le tue ambizioni”. Perfino lo sceneggiato Gesù di Nazareth (1977) di Franco Zeffirelli, realizzato con la consulenza di un monsignore e di un reverendo, ridimensionò notevolmente la malvagità presunta dell’apostolo. Giuda (interpretato da Ian McShane) si presenta al Maestro come erudito (traduce testi latini e greci in ebraico e aramaico), lo rappresenta presso gli zeloti (e accoglie per primo il futuro apostolo Simone il Cananeo, dopo la sua decisione di non condividere l’ostilità dei compagni) e desidera che Gesù si metta d’accordo con Caifa e i Farisei; per questo decide di costringerlo ad andare con le guardie del tempio. Ma quando chiede allo scriba Zerah di essere ammesso a quello che credeva un dibattito, ottiene come risposta che ci sarà invece un processo per bestemmia. In aggiunta, Zerah decide solo in quel momento di consegnargli i trenta denari, facendo capire che non erano stati affatto messi in conto. Dapprima sbalordito e incredulo, poi presa coscienza dell’inganno, Giuda non può fare a meno di provare rimorso: benché le sue intenzioni fossero buone, la conseguenza è stata comunque un tradimento. Giuda si impicca all’alba del giorno della crocifissione. La scena termina col particolare dei trenta denari sparsi sull’erba. Dopo la crocifissione, poi, allorché gli apostoli si trovano nascosti nel cenacolo per sfuggire agli arresti (e sono restii a credere a Maria Maddalena che rivela loro che Cristo è risorto), Pietro dice: “Anche noi abbiamo tradito il Maestro”. È stato anche ipotizzato che i sacerdoti, per ottenere l’aiuto di Giuda, potrebbero avergli prospettato la minaccia di un arresto di Gesù da parte dei Romani e la possibilità di evitarlo se il Sinedrio avesse potuto interrogare preventivamente Gesù. In una omelia pronunciata il giovedì santo del 1958, don Primo Mazzolari, pur senza discostarsi dalla tradizionale versione della Chiesa cattolica, propone un’interessante riflessione sulla figura dell’apostolo, appellato “Giuda, fratello nostro”. Studiosi moderni hanno invece tentato di cogliere anche nell’atto del suicidio la ricerca di ripristinare la propria fedeltà nei confronti del maestro, pagando persino con la propria vita questa sua ricerca di perdono. Secondo Andrea Tornielli all’origine di questo gesto estremo non ci fu tanto il tradimento di Gesù, quanto piuttosto il ritenere che il Maestro non l’avrebbe perdonato, al contrario di quanto fece Pietro dopo il triplice rinnegamento. C’è addirittura chi riesce a considerare sotto una luce positiva il suicidio, come fa per esempio l’avvocato parigino Remy Bijaoui ritenendo che il suicidio di Giuda fosse non una negazione della misericordia divina, bensì un atto di speranza e di fede nel perdono. Anna Katharina Emmerick, le cui rivelazioni ispirarono Mel Gibson nel suo “La Passione di Cristo” svela in una delle sue visioni: “Giuda giunse in una zona fangosa piena di immondizie e, in questo lurido luogo, Satana la fece finita con lui sussurrandogli: Lo stanno conducendo a morte perché tu l’hai venduto! Miserabile, come potrai sopravvivere?. Spinto dall’estrema disperazione, il traditore prese la cintura e si impiccò a un albero. Subito dopo il suo corpo crepò e io vidi le sue viscere spargersi per terra”. Secondo la santa tedesca il traditore è dunque inevitabilmente dannato. Papa Benedetto XVI, nel corso dell’udienza generale di mercoledì 18 ottobre 2006, cerca di delineare la figura di Giuda Iscariota: colui che è sempre nominato per ultimo nelle liste dei Dodici Apostoli. Il Romano Pontefice definisce la “sorte eterna” dell’apostolo traditore, “un mistero” sconosciuto al giudizio dell’uomo in considerazione del fatto che Giuda “si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente»” (Mt 27,3-4). Anche se il suo pentimento è degenerato in disperazione e così è divenuto autodistruzione (suicidio), spetta solo a Dio, nella sua Infinita Misericordia, misurare il suo gesto. Sempre Papa Benedetto XVI, nel corso dell’Angelus del 26 agosto 2012, rintraccia i prodromi del tradimento di Giuda nella volontà di Gesù di non mettersi a capo di alcuna rivolta armata contro i Romani, (proponendo un’inedita immagine di un Giuda che diventa traditore in quanto politicamente tradito dal suo Maestro) allineando di fatto l’apostolo al gruppo politico-religioso degli Zeloti. “Giuda”, ha affermato il pontefice, ” voleva un Messia vincente, che guidasse una rivolta contro i Romani, ma Gesù aveva deluso queste aspettative. Così, sentendosi tradito da Gesù, Giuda decise che a sua volta lo avrebbe tradito”. Gesù, consapevole di questo, tuttavia, non fece nulla per allontanare da sé il futuro traditore, che quindi rimase con il Maestro “non per fede, ma con il segreto proposito di vendicarsi”.Una variante di quest’interpretazione è che Giuda, consegnando Gesù ai sacerdoti, voleva metterlo con le spalle al muro costringendolo a rivelarsi come messia, cosa che non avvenne e che provocò il suo rimorso. La Chiesa Cattolica, comunque, non considera dannato Giuda per il tradimento (Pietro ha rinnegato il maestro, quindi tradito, tre volte, ma ha chiesto perdono), bensì per il suicidio (conclusione della sua vita sicura) che non gli ha concesso di sperare, ciò delinea quanto poco avesse ascoltato il Maestro quando parlava di perdono e misericordia. Negli istituti cattolici di Scienze Religiose c’è chi insegna che Giuda aveva comunque il libero arbitrio, come tutti gli uomini, quindi avrebbe anche potuto non tradire il Messia, e pentendosi di aver tradito Gesù si sarebbe salvato se non avesse commesso peccato di suicidio, impiccandosi. La difficoltà dell’interpretazione teologica risente particolarmente del fatto che Giuda è unico, e non ci sono “precedenti” nella Bibbia di traditori in cambio di denaro. Per quanto riguarda altre forme di infedeltà, la legge divina è della massima severità, lasciando però aperta la via del pentimento e del perdono: nei confronti degli adulteri, la legge mosaica è molto severa verso una condotta infedele nel matrimonio, e prevede la massima pena della lapidazione (pericope dell’adultera), così come per chi rinnega la propria madre o padre. Ugualmente, il Signore Dio e Re degli Eserciti nel primo dei dieci comandamenti impone un culto esclusivo (non avrai altro Dio fuori di me), e punisce con la morte chi pratica l’idolatria (vitello d’oro), o manca di obbedienza ai suoi precetti. Infine, le parole di Giovanni gettano una luce completamente diversa sul particolare del Giuda che ruba ai poveri. Giovanni sviluppa il concetto di agape come: amare il prossimo in Dio, e amare Dio nel prossimo, un altro modo di esprimere i due comandamenti dell’amore insegnati da Gesù: « Noi amiamo Dio, perché egli per primo ci ha mostrato il suo amore. Se uno dice: ‘Io amo Dio’ e poi odia suo fratello, è bugiardo. Infatti se uno non ama il prossimo che si vede, non può amare Dio che non si vede. » (1Gv 4:20) « Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna». » (Matteo 25:41-46) Rubare denaro dalle elemosine impedisce di dare ai bisognosi il cibo e l’ospitalità necessari: in sé è identico ad un “no diretto” alla domanda di aiuto dei poveri, fino a lasciarli morire: secondo le parole di Gesù, questo comportamento non è solo un tradire per denaro il prossimo e la sua vita, ma anche un tradire Cristo stesso e la sua vita. Rubando ai poveri il necessario per vivere, Giuda si presenta con lo stesso peccato, che poi ripeterà nei confronti del suo Maestro per trenta denari. Musica[modifica | modifica wikitesto] Nel film musicale Jesus Christ Superstar (1973) Giuda, impersonato dall’attore afroamericano Carl Anderson, viene rappresentato come un uomo che crede e ama Gesù, ma vuole un’organizzazione di carità duratura più che un ordine religioso. Ha paura dell’emergenza che una religione incentrata su Gesù causerebbe una reazione dei romani su tutti gli ebrei. Dilaniato dall’amore per Cristo e dalla paura della distruzione imminente, preferisce tradire Gesù. La canzone di Bob Dylan With God on Our Side (1964) contiene alcuni versi riferiti a Giuda. Il famosissimo gruppo Metal Metallica ha composto la canzone “The Judas Kiss”. La power metal band Stratovarius compose il pezzo “The Kiss of Judas”. La compilation di brani B-side degli Smashing Pumpkins è chiamata in suo onore Pisces Iscariot. Nell’album di Rick Wakeman Criminal Record vi è una canzone di 10 minuti chiamata Judas Iscariot. Jovanotti, nelle canzoni Penelope e Fuori due contenute nel doppio album Buon sangue-Extra F.U.N.K., canta …e Giuda non si è mai capito bene / se quel bacio fu un tradimento o la più grande fedeltà…. Antonello Venditti ha scritto una canzone, Giuda appunto, in cui dall’inferno parla a Gesù. Anche Roberto Vecchioni nell’album Il re non si diverte ha inserito una canzone intitolata Giuda in cui descrive il tradimento come un atto di estrema fedeltà, pari al sacrificio di Gesù stesso in quanto necessario per la redenzione dell’umanità. Il ritornello, rivolto idealmente a Gesù, recita infatti “il primo a uccidersi per farti re / è proprio quello che non salverai”. Nella canzone del singolo Judas di Lady Gaga (2011) si possono trovare diverse interpretazioni: una più immediata che vede la cantante ricoprire il ruolo di Maria Maddalena, che segue il prototipo della donna che preferisce il “bello e maledetto” (Giuda) al “virtuoso” (Gesù), pur riconoscendo i difetti del primo e i pregi del secondo; la seconda vede invece Giuda come la parte di noi che riteniamo ingiustamente maligna, riallacciandosi quindi alla teoria gnostica che vedrebbe Giuda come un salvatore più che un traditore. La band del wrestler Chris Jericho, i Fozzy, ha composto una canzone intitolata, appunto, Judas. Il cantautore romano Mannarino nella canzone intitolata “Maddalena” rivisita, in maniera del tutto libera da fonti storiche, la storia di Giuda e del tradimento nei confronti di Cristo. Attribuisce tutta la colpa all’amore clandestino tra Giuda e la stessa Maddalena in un climax che termina con la rivolta di entrambi nei confronti di Dio; accusandolo di giudicare senza provare sentimenti umani. Maddalena infatti adirata rivolgendosi a Dio, che in quel momento stava per fulminare Giuda, afferma: “Tu che hai fatto un figlio senza far l’ amore che vuoi capirci di questa fregatura?!”