Mauro Biglino

Mauro Biglino

17 marzo 2018 0 Di tony riggi

Mauro Biglino (Torino, 13 settembre 1950) è un saggista e studioso di storia delle religioni italiano. Altri autori hanno teorizzato la presenza aliena nei vari testi sacri, focalizzandosi non solo sulla Bibbia, ma anche su testi di altre lingue. Tra questi, in ordine temporale, si menzionano: Padre Carlo Crespi Croci, Morris Jessup, Jean Sendy, Walter Raymond Drake, Mario Pincherle, Zecharia Sitchin, Peter Kolosimo, Salvador Freixedo, Padre Enrique Lopez Guerrero, Erich von Däniken, Padre Barry Downing, Claude Maurice Marcel Vorilhon e Corrado Malanga. Biglino ha collaborato come traduttore di ebraico biblico ad un progetto editoriale delle Edizioni San Paolo curato da Piergiorgio Beretta eseguendo la traduzione interlineare di diciassette libri del testo masoretico della Bibbia ovvero i 12 Profeti minori e le 5 Meghilot, traduzioni raccolte nei due volumi I profeti minori e I cinque Meghillôt. Mauro Biglino è noto per lo più come autore di libri sulla Bibbia in cui da un lato contesta l’attendibilità della stessa e dall’altro desume da essa ipotesi inseribili nel filone del neoevemerismo, della paleoastronautica e del creazionismo non religioso; è inoltre coautore di fumetti basati sui suoi libri. Ha interpretato se stesso in Creators: The Past, film non ancora uscito che vede la partecipazione di Gérard Depardieu e Bruce Payne. Biglino propone una disamina dell’Antico Testamento ‒ nella fattispecie la Bibbia ebraica Stuttgartensia ‒ improntando un approccio traduttivo del testo ebraico che egli asserisce essere il più letterale possibile ed esortando, in alcuni casi, a mantenere i termini originari, non traducendoli affatto. In particolare, pone in risalto quelli che reputa riferimenti alle conoscenze tecnologiche di coloro, i quali avrebbero creato l’uomo a propria immagine e somiglianza. Suppone, inoltre, che nei testi biblici sarebbero riscontrabili molteplici rimandi a velivoli alieni ‒ o comunque a dispositivi dotati di tecnologie ignote e incompatibili con le conoscenze dell’epoca ‒ e indizi circa la presenza di esseri viventi giunti da altri pianeti o appartenenti a civiltà avanzate non riconosciute dalla storiografia ufficiale. Al di là delle teorie ufologiche, le traduzioni da lui esposte ‒ imperniandosi su sottili differenze semantiche e interpretative ‒ differiscono in forma e in contenuto da quelle adottate dalle maggiori confessioni religiose. Nel volume La Bibbia non è un libro sacro, l’autore illustra la propria tesi secondo la quale il concetto di divinità, spiritualmente inteso, non sarebbe contemplato nell’Antico Testamento; l’argomentazione passa al vaglio le plausibili modifiche apportate ai testi e il ruolo assunto, nel corso dei secoli, da determinate figure chiave. Mauro Biglino, rilevando nella sua traduzione del Vecchio Testamento elementi non teologici ma puramente di fatto, introduce una nuova ipotesi, anche biologica, sulla natura dell’essere umano. Rifacendosi altresì al pensiero ed alle scoperte di Zecharia Sitchin, l’autore presenta l’ipotesi secondo cui, nel Vecchio Testamento, il termine “Elohim” non indicherebbe una singola entità, ma un gruppo di esseri evoluti; costoro avrebbero accelerato l’evoluzione del genere umano avvalendosi di tecniche avanzate di ingegneria genetica. Se si accetta questa ipotesi, naturalmente decade il concetto di peccato originale in quanto gli adam, ovvero il gruppo di esseri che l’autore suppone geneticamente modificati dagli elohim, dovevano essere, sempre secondo Biglino, addestrati per servire i loro padroni, dotati di una nuova intelligenza, abili nella gestione degli animali e nell’agricoltura, a differenza dei loro simili confinati al di fuori del giardino dell’Eden ‒ letteralmente tradotto come “giardino recintato e protetto”. Yahweh, che Biglino ipotizza essere figlio minore di uno dei capi Elohim, aveva quindi il compito di “farsi le ossa” con un ramo della famiglia di Abramo (non tutta, soltanto di Giacobbe/Israele) e di istigare guerre fratricide per conquistare lembi di terra e piccole aree del territorio palestinese. Ben diverso, secondo l’autore, era invece il compito degli altri Elohim, più esperti, che si occupavano di popoli come l’Egitto e la Grecia per i quali, ancora oggi, i sostenitori della paleoastronautica affermano di rilevare le cosiddette “tracce degli Dei”.