La figura di un uomo leggendario: Gustavo Adolfo Rol

La figura di un uomo leggendario: Gustavo Adolfo Rol

28 Agosto 2013 Off Di tony

GUSTAVO ADOLFO ROL, IL PIU’ GRANDE MENTALISTA DEL XX° SECOLO

Il dott. Gustavo Adolfo Rol, è stato un grande sensitivo capace di imprese che non hanno nulla di normale e che è impossibile interpretare.

Era in grado perfino di fare viaggi nel tempo, di conversare con entità che hanno raggiunto l’oltretomba da secoli o di far piombare in un salotto col belato della capra anche il suo campanaccio. Un busto di marmo pesantissimo, senza che nessuno si muovesse,

passò da un caminetto al centro di un desco». Così il giornalista e scrittore Enzo Biagi nel suo libro E tu lo sai? (Rizzoli, 1978) descrive la straordinaria figura di Gustavo Rol. Chi era veramente? Lo hanno definito sensitivo, medium, mago, indovino e molto altro ancora. Egli però rifiutava di essere incluso in una qualsiasi di queste categorie.

Così rispondeva al giornalista Renzo Allegri, autore della prima monografia su di lui, all’epoca di un inchiesta sul paranormale (1977) svolta per il settimanale Gente: «Ma è sicuro che io sia importante per la sua inchiesta? Io sono una persona qualsiasi. Non ho niente a che vedere con i medium, i guaritori, gli spiritisti che lei intervista.

Quello è un mondo lontano dalla mia mentalità. I miei modesti esperimenti fanno parte della scienza. Sono cose che in un futuro tutti gli uomini potranno realizzare». In una lettera inviata al quotidiano La Stampa di Torino e pubblicata il 3 Settembre 1978, Rol scrisse: 

«Ho sempre protestato di non essere un sensitivo, un veggente, medium, taumaturgo o altro del genere. È tutto un mondo, quello della Parapsicologia, al quale non appartengo anche se vi ho incontrato persone veramente degne ed animate da intenzioni nobilissime.

Troppo si scrive su di me e molti che l’hanno fatto possono dire che mi sono lamentato che si pubblichi una vasta gamma di fenomeni e mai ciò che esprimo nel tentativo di dare una spiegazione a queste cose indagando su come e perché si producono certi meravigliosi eventi». 

Così rispose Rol al giornalista Remo Lugli:«Non credo di essere un medium nel senso letterale della parola e neppure un sensitivo. Forse posseggo doti di una intuizione profonda ed istintiva, e di questo mi sono accorto fin da quando ero ragazzo».

Dino Buzzati, noto giornalista e scrittore italiano del ‘900, ha conosciuto bene Rol, e nel suo libro I misteri d’Italia (1978) racconta diversi episodi e aneddoti. Dice Rol:«Non sono un mago. Non credo nella magia… Tutto quello che io sono e faccio viene di là [e indicava il cielo], noi tutti siamo una parte di Dio… E a chi mi domanda perché faccio certi esperimenti, rispondo: li faccio proprio a confermare la presenza di Dio… ».

Così Buzzati descrisse Rol:«Colpisce in Rol, che a sessantadue anni ne dimostra almeno dieci di meno, una vitalità straordinaria, e gioiosa. Insisto sulla serenità e l’allegrezza che ne emanano.

Qualcosa di benefico si irraggia sugli altri. È questa la caratteristica immancabile, almeno secondo la mia esperienza dei rari uomini arrivati, col superamento di se stessi, a un alto livello spirituale, e di conseguenza all’autentica bontà. In quanto alla faccia, descriverla è difficile. Qualcuno l’ha definita da ‘bon vivant’. Non è vero. Potrebbe essere quella di un guru indiano.

Ma potrebbe anche appartenere a un chirurgo, a un vescovo, a un tenero bambino. Ci si aspetta una maschera impressionante e magnetica. Niente di questo. Ciò che sta dietro a quella fronte, almeno a prima vista, non traspare».

Gustavo Adolfo Rol è considerato il più grande “sensitivo” del XX secolo. Il termine però, come abbiamo visto, non è sufficiente a darne una definizione. E questo perchè nell’epoca attuale, perlomeno in occidente, manca completamente la figura del Maestro Spirituale, così come non è dato trovare, anche laddove Maestri Spirituali ve ne siano, qualcuno che tra essi abbia conseguito lo stato di Illuminazione o Risveglio. Gustavo Rol faceva parte di questa categoria di Uomini, estremamente rara a trovarsi in tutte le epoche e oggi probabilmente estinta. Forse Rol è stato uno degli ultimi “esemplari” che abbia messo piede sul pianeta terra…

Nel corso della sua lunga vita, durata 91 anni (1903-1994), è venuto in contatto con grandi personaggi della storia del Novecento: Einstein, Fermi, Fellini, De Gaulle, D’Annunzio, Mussolini, Reagan, Pio XII, Cocteau, Dalì, Agnelli, Einaudi, Kennedy e tanti altri. Il suo ruolo è stato quello di mostrare l’esistenza di “possibilità” (come lui chiamava questi “poteri” – che di fatto corrispondono alle siddhi della Tradizione indù- ) che possono essere conseguite da ogni essere umano e di confermare la presenza di Dio fuori e dentro l’uomo. Oltre ad una vasta antologia di prodigi spontanei, ha codificato una originale serie di esperimenti che si situano nel confine metafisico dove convergono scienza e religione. Ha fatto spesso uso di carte da gioco, il che ha fatto insinuare ad alcuni che facesse della prestidigitazione. Tuttavia queste carte, che nella maggior parte dei casi non erano da lui nemmeno toccate, costituivano solo il primo e più semplice gradino cui accedevano i neofiti durante le “serate” di esperimenti, oppure erano un mezzo divertente e dinamico per scaldare l’ambiente. Ciò non significa che ciascuno dei “semplici” esperimenti non fosse di per sè sconvolgente.

In generale, le possibilità di Rol spaziavano dalla visione a distanza (lettura di libri chiusi, visione di cose che si trovano in un altro luogo o di ciò che accade in un altro luogo) ai viaggi nel tempo (con escursioni nel passato e nel futuro) sperimentati da parte dei presenti all’esperimento, dalla veggenza selettiva (osservazione dell’aura energetica che circonda il corpo umano, utile all’identificazione di malattie) all’endoscopia (la visione dell’interno del corpo umano). Era in grado di agire dinamicamente sulla materia, cioé poteva spostare a distanza oggetti di qualsiasi genere ( telecinesi ), o materializzarli e smaterializzarli ( apporti / asporti ), sapeva prevedere gli eventi futuri ( precognizione) e conoscere il passato di una persona ( chiaroveggenza ), leggeva nel pensiero (telepatia), era in grado di guarire persone ammalate anche molto distanti (tra i sistemi usati anche quello della pranoterapia) o trovarsi in due luoghi differenti nello stesso momento ( bilocazione ), poteva attraversare superfici solide (ad es. pareti) o far attraversare superfici solide a qualsiasi oggetto, così come poteva estendere o ridurre il corpo fisico a piacimento. Durante i suoi esperimenti potevano verificarsi epifanie di spiriti, che contribuivano alla dinamica degli esperimenti. Questi spiriti non erano però quelli dei defunti, anzi Rol sosteneva fermamente che i defunti non fossero tra noi. Ciò che gli uomini chiamano spiriti, non sono altro che i residui psichici lasciati dai defunti al momento della morte. Infatti, così come viene lasciato un residuo organico alla morte del corpo, viene anche lasciato un residuo psichico. Questo residuo è stato chiamato da Rol “spirito intelligente”, ed ogni Tradizione Metafisica sa di cosa si tratta. Per Rol ogni cosa ha uno spirito, però quello dell’uomo è uno spirito intelligente, per le superiori possibilità che la sua natura gli ha conferito. Il rapporto tra Rol e gli spiriti non aveva nulla a che vedere con questioni medianiche, si trattava invece di qualcosa non molto diverso da alcune pratiche egizie e sumero-babilonesi.
Infine, Rol produceva altri due tipi di fenomeni particolari, e cioé la proiezione a distanza di figure o scritte (soprattutto a grafite) su ogni genere di superfice e la pittura a distanza (che potremmo chiamare telepittura) – dove pennelli e spatole si libravano per aria da soli e dipingevano in pochi minuti quadri di pregevole fattura con l’aiuto dello “spirito intelligente” di un pittore scomparso (Ravier, Picasso, Goya, etc.).
Questi non sono che i fenomeni principali, essendovene molti altri (ne abbiamo classificati 49), tra cui possiamo ancora citare la levitazione, l’agilità, la traslazione, la glossolalia e l’azione post-mortem.

Dunque, chi era Rol? Era un Maestro Spirituale il cui risveglio della Luce interiore gli ha permesso di espandere le normali possibilità umane. Che ruolo ha avuto? Quello di confermare la presenza di Dio in un’epoca di grande materialismo e quello di incoraggiare ogni uomo ad intraprendere il suo stesso cammino al fine di dimostrare che il divino non è irraggiungibile e non è lontano dall’uomo, ma è alla sua portata quando egli desideri cercarlo. Ha inoltre indicato nella Scienza (la Scienza Sacra, quella dell’Armonia, sintesi di tutte le scienze) la Via da seguire:

«È così che ho sperato che fosse proprio la Scienza ad aiutarmi a riconoscere e codificare queste mie sensazioni che sono certo ogni uomo possiede, e sarà la Scienza stessa a rivelare queste facoltà e promuoverle in tutti gli uomini…».

 

ESPERIMENTI E PRODIGI

 

La fenomenologia di Gustavo Rol si divide essenzialmente in due categorie: da un lato quelli che lui chiamava esperimenti, dall’altro una vasta antologia di prodigi di ogni tipo. Gli esperimenti venivano svolti attorno ad un tavolo, a casa sua o a casa di altre persone. Il numero dei presenti andava, di norma, tra le cinque e le dieci persone. Gli “strumenti di lavoro” erano generalmente costituiti da fogli bianchi extra strong e da comuni mazzi di carte da gioco. Sia i fogli che le carte spesso erano ancora nuovi, ancora impacchettati nei rispettivi involucri. Talvolta era qualcuno dei presenti (spesso uno scettico) che portava da casa, o comprati nuovi, suoi mazzi o suoi fogli. Attraverso questi due soli strumenti, di cui si servivano tutti i presenti in modo casuale a seconda degli argomenti di cui si parlava, Rol metteva in atto numerose varianti su di uno schema di fondo prestabilito, così come può fare un jazzista che improvvisa un motivo inedito ma che ha come base l’inconfondibile ritmo jazz. Maggiore era l’armonia tra i presenti, migliore era la “musica” suonata…

 

Remo Lugli, autore di Gustavo Rol. Una vita di prodigi, edizioni Mediterranee, è stato testimone di molti incontri e dà una fedele descrizione della tipica serata da esperimenti:

 

«Le serate si dividevano di solito in due parti: prima una chiacchierata, poi gli esperimenti. Si discorreva almeno per un’ora; ed era soprattutto Rol che impostava la conversazione affrontando un tema o filosofico o di attualità. Oppure ricordava gli anni della gioventù… (…) Ma c’erano anche serate in cui gli piaceva scherzare, dimenticava i discorsi seri e si metteva a raccontare barzellette. E sapeva essere molto divertente. A un certo punto, in genere verso le 23, finiva la prima parte della serata. Rol proponeva di lasciare le poltrone e si passava al tavolo, che era sempre coperto da un panno verde, il suo colore preferito, quello che gli aveva dato ispirazione nei suoi primi esperimenti. (…) L’atmosfera, diciamo paranormale, si scaldava con le carte. Davanti a lui erano allineati non meno di otto mazzi da poker, ognuno con il dorso di colore e disegno diverso, quasi sempre nuovissimi perché l’intenso uso li deteriorava facilmente, oppure erano da conservare perché diventati “testimoni” di un particolare esperimento con una o più scritture apparse tra i semi senza il diretto intervento suo. Poteva capitare che, di fronte a un mazzo ancora avvolto nel cellophan, avesse l’estro di far partire la serata proprio da quello: stabilita una carta, sulla omologa racchiusa faceva comparire un proprio segno di matita lasciando l’involucro intatto e senza toccarlo. (…) I mazzi li maneggiava poco, li faceva sempre mescolare e alzare ai presenti. (…) Gli esperimenti di Rol con le carte da gioco – erano esperimenti e non «giochi», questo bisognava ben rammentarlo – venivano fatti a volte in sequenza rapida come una esplosione pirotecnica. Bellissimi, eleganti, a vederli si restava stupiti ma al tempo stesso con la sensazione che fosse una cosa naturale, facile. Ad esempio: faceva mescolare sette mazzi di carte e da un ottavo mazzo faceva scegliere una carta, poniamo il sette di picche. Passava una mano sul dorso dei sette mazzi allineati e poi scopriva di ognuno la prima carta: erano tutte sette di picche! Oppure: posava sul tavolo un mazzo aperto a ventaglio con il dorso in alto e il suo indice gli scorreva sopra, ad arco, come una lancetta d’orologio. “Datemi l’alt” diceva. Allo stop, il dito si abbassava sulla carta sottostante che veniva estratta. Era, poniamo, il tre di fiori. Davanti a lui erano allineati sette mazzi tutti preventivamente mischiati, tutti con le figure coperte. Ne prendeva uno e con un gesto rapido lo lanciava sul piano del tavolo in modo che le carte si distendessero allineate lungo una retta. Risultavano tutte col dorso, eccetto una che presentava la figura: ed era il tre di fiori. Non si erano ancora spente le esclamazioni di meraviglia dei presenti, che Rol lanciava ad uno ad uno gli altri sei mazzi e tutte le file si allineavano mettendo in mostra ognuna una carta girata: il tre di fiori.»

 

Il primo libro dove si parla diffusamente di Gustavo Rol è Gusto per il Mistero, Sonzogno, anno 1954, dello scrittore Dino Segre, in arte Pitigrilli. Ecco alcuni degli esperimenti da lui visti:

 

«Intanto avevo promesso ad amici romani di presentare loro il dottor Rol. La prima reazione di questo stranissimo uomo è rispondere no. Ma poi, per non dispiacere a un amico, rettifica la sua decisione: “Che però non mi chiedano esperimenti”.
“Non ti chiederanno esperimenti”.
Conviene preparare l’ambiente: raccomandazione indispensabile: Non chiedetegli esperimenti.
Linea di condotta da seguire: Dottor Rol, non le chiediamo di presentarci i suoi esperimenti. Ci spieghi di che si tratta.
“Che cosa volete che vi spieghi? Mandate a comperare alcuni mazzi di carte”.
[Il fattorino dell’Hotel si precipita ad acquistare i mazzi. Al suo ritorno i presenti assistono ad alcuni esperimenti. Rol dice ad uno di loro:] “Lei si metta in tasca un mazzo; quello che crede. Si abbottoni la tasca. Apra l’altro, scelga una carta qualunque. La guardi. E ora, col suo lapis o con la sua penna, disegni nell’aria una parola, o la sua firma, o una cifra. Sulla carta ancora chiusa nel pacco, abbottonata nella tasca, e corrispondente a quella che ha scelto, troverà la parola che lei ha scritto nell’aria con la sua penna o con il suo lapis”. La persona che si presta scieglie una carta, il quattro di fiori, per esempio, disegna nell’aria una firma; apre il pacco; cerca il quattro di fiori; la firma, eseguita con quel lapis, attraversa la carta».

 

«Una sera eravamo in casa del giornalista pittore Enrico Gianeri-Gec. (…) Dopo alcuni esperimenti Rol disse:”Gec, lei mi è simpatico; finora ha visto esperimenti di primo e secondo grado. Le offro qualcosa di più. Prenda un mazzo di carte qualunque, lo tenga stretto tra le sue mani. Ripeta la seguenti parole” (e gli recitò una formula che non trascrivo). Il giornalista ripeté la formula e tutte le carte del mazzo furono proiettate a ventaglio come se contenessero esplosivo.
“Ora raccolga una carta qualunque: che è?”
“Dieci di picche”, rispose Gec.
“In quale carta vuole che io la trasformi?”, chiese Rol.
“In asso di cuori”, rispose il giornalista.
“La fissi e dica queste parole”, e Rol pronunciò una frase. Gec ripeté, impallidì, dovette sedersi. La carta che teneva tra le mani si scolorì, diventò grigia, una pallida macchia rosea si delineò al centro, si fece rossa, un cuore si disegnò. Chiamammo gli amici che nella sala accanto giocavano a bridge e la padrona di casa che, nella sua camera da letto mostrava a un’amica i suoi ultimi acquisti. Nessuno sapeva dell’esperimento, ma tutti alla domanda “che carta è’?” furono concordi nell’affermare che si trattava di un asso di cuori; esattamente come l’asso di cuori che era presente nella serie».

 

«Una sera, nello studio dell’avvocatessa Lina Furlan, Rol invitò il professor Marco Treves, docente d’università e direttore del manicomio di Torino. “In questa scatola” disse Rol “io pongo un foglio di carta piegato in quattro e un pezzo di grafite di lapis (mostrò la carta bianca e la grafite). Chiudo la scatola. Tutti voi appoggiate le vostre mani. E ora lei, professore, mi dica una frase qualunque”. Il professore citò un verso di Dante: “Amor che a nullo amato amar perdona”. “Sollevate le mani, aprite la scatola e leggete”, disse Rol. Sul foglio era scritto il verso di Dante».

 

Una buona descrizione di esperimenti con le carte la troviamo nel periodico Quaderni di Parapsicologia del 26 gennaio 1970, diretto dai Dottori Piero Cassoli e Massimo Inardi del Centro Studi Parapsicologici di Bologna. Qui di seguito alcuni esperimenti commentati dal Dr. Cassoli: «Rol mi fa scegliere, mescolare e tagliare un mazzo che rimane davanti a me. Egli è distante da me più di un metro; fa prendere da un mazzo una carta al fratello del Dr. B. “La getti in aria e la lasci cadere!” gli dice. La carta cade con la faccia coperta. “La metta sul tavolo come sta”. “Ne prenda un’altra e la getti in aria”. Questa ricade a terra con il seme visibile: è il dieci di cuori. Rol a me: “Getti le sue carte sul tavolo, forza, via, come stanno!” Le getto facendole scorrere una sull’altra. Tutte sono coperte. Nel bel mezzo del mazzo una carta sola appare scoperta e visibile: il dieci di cuori».

 

«Rol mi dà un mazzo da mescolare e tagliare. Lo pongo davanti a me. Con altro mazzo e con tecnica varia viene indicato il quattro di cuori . Rol mi dice di porre la mia mano sul mio mazzo, di chiudere gli occhi, di cercare di vedere, di visualizzare un quattro verde e di pronunciare ‘Hamma Hemma’. Fatto ciò mi dice: “Tagli il mazzo”. Apro gli occhi e taglio. Taglio proprio esattamente dove c’è il quattro di cuori rovesciato, cioé con la carta a seme visibile, mentre tutte le altre sono regolarmente volte con la faccia in basso».

 

«Mi fa scegliere un mazzo di carte, me lo fa mescolare e tagliare, poi mi fa dire un numero, per esempio 20. Mi fa togliere 20 carte dall’alto del mazzo, poi mi fa fare alcuni mazzetti colle carte rimanenti. Fa scegliere ad un altro uno dei mazzetti (lui non tocca mai le carte, che d’altra parte sono lontane da lui). Mi dice: “Dica un numero!” “Dico 8” – “scelga le prime otto carte del mazzetto indicato” – Eseguo – “Ora disponga una carta nel centro e quattro attorno” – Eseguo – “Metta una mano sulla carta di centro” – Eseguo – “Chiuda gli occhi” e pensi intensamente al verde… Dica con me Hamma Hemma (ed altre parole che non ricordo)… Raccolga ora le quattro carte in cerchio” – Raccolgo – “Ora le faccia vedere”. Sono un bellissimo poker d’assi».

 

«Rol chiede due libri alla padrona di casa a sua scelta. Gli vengono portati: “Cesare Pavese: Lettere 1924-1944” e, sempre dello stesso autore: “La bella estate” Edizioni Einaudi. Dapprima egli sembra poco convinto della possibile riuscita dell’esperimento; sfoglia un libro, il primo, come per prenderne “possesso”, il tutto per pochissimi minuti; poi mi chiede di esprimere un pensiero, quello che voglio, o un desiderio. Io dico ad alta voce “Desidererei di tornare a Torino”. Rol allora prende un mazzo, lo distende sul tavolo sgranato coi semi delle carte in alto, ben visibili. Poi da sinistra coll’indice teso comincia a scorrere verso destra abbastanza celermente, dopo aver chiesto alla signora B di fermarlo quando ella vorrà. Per tre volte si ripete la corsa del dito sulle carte e per tre volte l’alt della signora fa fermare il dito sulle carte quattro, otto, quattro. Rol allora dice: “Guardate a pagina 484”. Io eseguo e leggo ad alta voce la prima pagina indicata: “Voi abbiate desiderio di tornare a Torino” !! (la frase completa, dalla pagina precedente era: “Mi meraviglia molto, mi stupisce che voi abbiate desiderio di tornare a Torino!”). Poco dopo, si stava chiaccierando, durante una brevissima pausa e il Dott. Inardi stava dicendo “Sono le tre ed io devo partire per Bologna alle sei, è inutile che io vada a dormire, altrimenti non riuscirò a svegliarmi in tempo per la partenza. Preferisco passare tre ore in stazione”. Rol dice: “Proviamo con una parola detta ora, per esempio “dormire”. “Vediamo se questa parola c’è nell’altro libro di Pavese (ed indica il secondo, “La bella estate”). Solita tecnica come per l’esperimento precedente, con cifre uscite dal mazzo nell’ordine asso, due, asso (1 – 2 – 1). A pagina 121 del libro, prima riga si leggeva: “-tevano dormire” (nella pagina precedente vi era “non po-tevano dormire”».

 

Nel 1966 esce un libro che raccoglie episodi e personaggi relativi a vari fenomeni paranormali. È Universo proibito, (SugarCo editore) di Leo Talamonti, che racconta qualche episodio del suo incontro con Rol: «Fu nel marzo 1961 che incontrai per la prima volta il dr. G. Rol. Gli avevo telefonato da Milano nel pomeriggio di un mercoledì, e si era rimasti d’accordo che ci saremmo incontrati in casa sua due giorni dopo, cioé il venerdì successivo, alle 21,30. Ma io anticipai la partenza e giunsi a Torino nelle prime ore pomeridiane del giovedì. Ero appena sceso in un alberghetto scelto a caso tra i numerosi della zona di Porta Susa, quando fui raggiunto da una sua telefonata assolutamente inattesa: “Ho cambiato idea: venga pure questa sera, alla stessa ora che avevamo fissato per domani”.
“Ma lei come fa a sapere che sono già arrivato e che mi trovo in questo albergo?”
“Stavo disegnando a carboncino e la mano ha scritto automaticamente il suo nome, aggiungendo l’indicazione: albergo P., stanza 91”.
Elementi, nella normalità, ignoti al sensitivo. Quando mi presentai a casa sua… avevo con me una delle solite cartelle di cuoio con vari incartamenti… mi apostrofò con queste parole: “Vedo che la sua cartella contiene due articoli sulla telepatia, già pronti ma non ancora pubblicati. Argomento interessante”. “Era vero, ma come faceva a saperlo? Senza darmi il tempo di proseguire, disse: “L’avverto però che l’episodio riguardante Napoleone, di cui lei parla nel secondo articolo, contiene una inesattezza. Posso dargliene la prova”». E infatti Rol gliene dette la prova mostrandogli alcuni testi di storia e documenti specifici.

 

Nel 1975 Talamonti pubblica Gente di Frontiera, Mondadori, con un capitolo intero dedicato a Rol. Qui racconta di quando nel 1961 andò a trovarlo per fare il servizio giornalistico accompagnato da un fotografo: «Il mio improvvisato collaboratore non sapeva nulla dell’enigmatico signore che andavamo a intervistare; immaginarsi dunque come sgranò gli occhi quando il dottor Rol si rivolse a lui con queste domande, dopo averci introdotti nel suo studio: “Lei è sposato da pochi mesi, vero? E la sua mogliettina è bruna, con occhi neri?”. “Sì, ma come diavolo…” ” Aspetti. Come mai si sente sempre mezzo addormentato? Come ora, ad esempio. Lei soffre di astenia, e lo sa perché? Glielo dico io. I motivi sono parecchi, ma in primo luogo c’è l’appendicite cronica di cui soffre: non è vero, forse?”. “Sì, ma lei come fa a sapere tutte queste cose? Mi ha fatto spiare?”. (…) Ora mi dica: è vero che lei ha vinto 37.000 lire al totocalcio? Però ha perso molto di più, se tiene conto di tutte le somme che ha giocato in parecchi anni. Mi creda: non è il caso di insistere.” Stavolta lo stupore aveva addirittura bloccato le facoltà di reazione verbale del giovanotto, il quale volgeva non più a Rol, ma a me, i suoi occhi spalancati, pieni di inespresse domande». L’episodio con il fotografo continua in “Universo Proibito”: «…dopo di che ci condusse nella sua ben fornita biblioteca, e ci pregò di scegliere a nostro piacere quanti libri volessimo, per un certo esperimento. Prendemmo a caso dei volumi in varie lingue, poi lo seguimmo in una stanza più grande, dove il nostro ospite si pose a sette-otto metri da noi; e qui si verificarono alcune cose che nessuno spirito positivista potrà mai credere. Io indicavo a caso – col dito, senza precisare il titolo – qualcuno dei libri che il giovanotto reggeva ben chiusi sotto il braccio, pregando al tempo stesso il nostro ospite di “leggere” alla tale pagina e al tal rigo; e la stessa cosa faceva a suo turno il fotografo, nei riguardi dei libri che avevo portato con me. Ad ogni richiesta, il dottor Rol, con sicurezza e precisione, leggeva nel punto indicato del libro ben chiuso, e subito dopo noi controllavamo l’esattezza della lettura. Non riuscimmo mai a prenderlo in fallo. Per evitare la possibilità che egli ci imponesse mentalmente la scelta delle pagine, ne stabilimmo i numeri sulla base del valore di certe carte scelte a caso da mazzi ben mescolati. Ci alternammo nella scelta dei testi; ripetemmo l’esperienza fino a stancarci; infine ci arrendemmo all’evidenza». E così si conclude di nuovo in “Gente di Frontiera“: «Poco prima che ci congedassimo dal nostro ospite, questi sedette un momento alla scrivania, scarabocchiò qualcosa su un foglio e coperse lo scritto con la mano; subito chiamò accanto a sé il fotografo e lo pregò di dire un numero qualsiasi. “Di quante cifre?” chiese il fotografo. “Come preferisce”, disse Rol. “Allora facciamo 753”, decise il giovanotto. “Strano: lo avevo già scritto”, rispose Rol mostrandogli il foglio. Era vero».

 

Vi lasciamo a numerosi filmati sulla vita di questo uomo straordinario.

Buona visione!

 

 

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